mercoledì 19 ottobre 2011

15 ottobre 2011: perchè era giusto esserci

Ho letto molto di tutto ciò che c'è da leggere sulla manifestazione del 15 ottobre 2011, e a questo punto non credo leggerò ancora, dopotutto la mia idea me la sono anche fatta. E' stata la prima vera manifestazione alla quale ho partecipato, non ho pertanto strumenti di paragone sufficienti nè conosco così bene le dinamiche intrinseche ad una simile organizzazione per muovere critiche sensate.
Parlerò quindi solo di ciò che so e di ciò che ho visto, attraverso gli occhi di una neofita, se proprio si rende così necessario dare una definizione di ciò che sono in questo post.

Mi informo molto, leggo appassionatamente la cosiddetta controinformazione ma anche l'informazione generalistica e condotta, e devo dire che proprio grazie alla lettura della prima, riesco ad essere sufficientemente nauseata dalla seconda, o quantomeno a riconoscerne orientamento e finalità.
Credo di sapere con soddisfacente certezza da dove deriva questa "crisi", chi l'ha creata e a che scopo e che di conseguenza l'ultimo dei problemi è Berlusconi (semmai il berlusconismo, ma questa è altra storia), al contrario della media delle persone che conosco e che frequento che prendono atto che sì c'è la crisi, ma tanto poi torna sempre il sereno, il campionato e la Champions.
Ed ecco il mio nemico, ciò contro cui combatto ogni giorno e per il quale le mie viscere ssono costantemente sotto accusa: il disinteresse generale.
Ecco anche perchè le lucide e ineccepibili analisi sull'utilità delle manifestazioni fatte qui e qui pur essendo ragionevolmente condivisibili, sono intellettualmente troppo "avanti".
Spiego. Osservando la situazione generale, ritengo che portare la massa in piazza sia già un punto di partenza notevole. La maggior parte della gente è avulsa, indifferente, impegnata a difendere il proprio orticello e a non vedere più in là delle ferie del prossimo anno anche se a ben vedere non avrebbe i soldi per farle.
Si potrebbe discutere sull'elemento fame, il vero e più nobile movente storico di ogni battaglia ma il fatto che come dicevano i democristiani "finchè il popolo mangia tre volte al giorno non sarà mai pericoloso" non giustifica un'assenza totale di interesse e, parola magica, PARTECIPAZIONE.


Io a Roma ho visto la Partecipazione, ho visto tante persone consapevoli, e una volta tanto mi sono sentita meno sola.
Sugli episodi di violenza scelgo di non esprimermi, tanto è già stato detto tutto e anche di più e francamente, un pò mi annoia.
Il movimento degli Indignati, o indignados perchè in spagnolo fa sempre più fico, è stato accusato di non avere proposte e argomenti ma di essere in sintesi un'accozzaglia di ogni sorta di lamento e luogo comune.
Dal terrazzo della mia ingenuità provinciale io ho letto e fotografato in questo corteo, quanti più striscioni, cartelli, magliette e urla che parlano di tutti i risvolti reali di un sistema, quello occidentale-capitalistico, che si sta sgretolando e come macerie ha il futuro delle migliaia di persone scese in piazza il 15 ottobre.
E se non sono argomenti questi...
La presa di coscienza è il punto di partenza basilare, chi ce l'ha o crede di averla, pare dia per scontato che anche gli altri ce l'abbiano. Pare quindi che coloro i quali hanno questa coscienza, sono stati appellati ma anche circoscritti come indignati (cioè, come dire - tu sei indignado io no, quindi se io non sono indignado...cosa sono? sono un appagato? un soddisfatto, anzi un satisfecho?
Insomma, Primum MANIFESTARE, deinde philosophari. Lo diceva anche Aristotele

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